domenica, 09 luglio 2006
Dis-visioni
Mio figlio
morirà
quando nacqui io
-------
dove il tempo
è liquido
la notte
è una cosa
che si mangia a pranzo
-------
conosco un posto
in cui
gli asini volano,
ma non ti ci posso portare
perché ci sono anche
angeli senza ali
che piangono alla luna
e muoiono
ai bordi delle strade
senza dire una sola parola
così…
in silenzio.
lunedì, 03 luglio 2006
Fine
Versi come foglie
cadono da rami malati
e prendon fuoco
poiché la terra
arde,
le fiamme arrivano
fino al petto
ed il fumo
ingrigisce il cervello.
Gli alberi danzano
una funesta marcia
gli gnomi han tutti
bocche sanguinanti
il sole, per la paura
si nasconde
ed il vento
mi fa appena
il solletico…tutto quanto
mi fa appena
il solletico,
tu non ridi più
ed io
non sanguino più,
si attende solo
la FINE,
il colpevole
si è già scoperto,
il film
non ha più
nulla da dire.
lunedì, 03 luglio 2006
Schizzo
Al cospetto di Satana
finsi coraggio
e mostrai audacia,
ma lui fu più furbo
e fingendo ammirazione
mi condannò
ad essere uomo
nel mondo degli uomini.
lunedì, 03 luglio 2006
L’ indefinibile
Odio la cultura
è tendenzioso e stupido definire
l’ indefinibile,
così tanto per dire
magari becchi uno che ha letto un paio di libri
poi ne becchi un altro
che ne ha letti un sacco
o magari uno che non ne ha mai aperto uno
tanto è uguale,
così magari tanto per dire
la comprensione discende tra noi
come un messia
di nome Giuda
che muore crocifisso
tradito da un tale
un certo Gesù
vendutosi per 30 denari,
così tanto per dire
il buonsenso gocciola sangue
l’orrore si veste di bacio o carezza
la libertà si guarda allo specchio
e non si riconosce
mentre un gallo
ringrazia una nuova alba.
Cosa significa tutto questo?
Tutto è così incomprensibile
così falso
da essere assolutamente vero,
così tanto per non dire
io
ascolto il mare.
lunedì, 03 luglio 2006
Sottile
Il minore dei mali
dall’altra parte
è sempre il peggiore possibile,
bisogna sempre
dover scegliere
per il meglio
il resto
è un alibi sottile
e la tristezza
è un filo che unisce
la luna
ad uno scoglio,
un filo sottile
tra due solitudini diverse
uno strano e sottile
legame.
venerdì, 16 giugno 2006
Teatrino
La mia vita
è una macchiolina
nella lente
che ti dà la vista
la tua vita
è un dado lanciato
su un rettilineo
da un auto veloce
che non si ferma,
va solo veloce
e si scusa
della sua velocità
parlando
come se fosse ferma
ferma nel dolore
ferma nella vita
che è dolore
che è anche morte,
sfrecciando
invochi pietà
ma non la conosci,
ami i buoni sentimenti
che infondo
fanno bene
un po’ a tutti,
fugace è l’attimo
fugaci le tue parole
non combattano la forma
non aiutano nessuno
poiché nessuno
può permettersi
un palco
poiché nessuno
può permettersi
di sfrecciare,
fermo
schiacciato dalla gravità
che si manifesta
come forza,
dalla gravità
che schiaccia
una lacrima
ironicamente
con
un’altra lacrima.
sabato, 03 giugno 2006
Retrogusto
Il vino che sto bevendo
sta notte
ha un buon sapore
anche se
il retrogusto
è un po’ amaro,
l’aria che respiro
sta notte
non ha sapore
il retrogusto però
è un po’ più amaro
di quello del vino,
la fregatura
sta nel prezzo,
c’hai sempre
da pagar qualcosa
debiti
che non vengon mai rimessi
sandali che stan
toppo stretti
santi distratti
che firman autografi
e non rilasciano dichiarazioni,
che vuoi farci
sta notte è un cartellino
che doveva
esser timbrato,
che vuoi farci
di vin ancor
ce n'è
Trallalero Trallallà.
venerdì, 02 giugno 2006
Speculare
La poesia non ha prezzo
il disprezzo
è il nascondiglio ideale
per la tua paura
ci sarà sempre qualcuno
dall’altra parte
ci sarà sempre qualcuno
che ti augurerà
il buon giorno
ci sarà sempre qualcuno
che ti accoltellerà
alle spalle,
i tuoi giudizi
arrivano sempre dopo
di puro
non c’è quasi niente
c’è solo uno specchio
che rincorre
un immagine sfuocata
da poter riflettere.
mercoledì, 31 maggio 2006
Un gioco di parole ben riuscito
Merda televisiva
idiozie sul come
senza un perché
pornografia casalinga
esplicita,
Stai in guardia amico
nessuno può farti vedere
ciò che pensi,
ma tutti
possono farti pensare
ciò che vedi,
il procedimento è chiaro
un gioco di parole
ben riuscito
credi ti possa servire ?
A volte ricordi
sfuggono dallo schema
e allora
come la mettiamo ?
Non puoi definirli o collocarli
in un punto preciso
- Reale -
non li hai ancora visti
da nessuna parte.
Il punto è più semplice
di quanto credi:
Ti fidi di te
o pensi
che ne avrebbero già parlato,
oppure, ed è più probabile
sei già morto
e aspetti solo una
degna sepoltura.
sabato, 25 marzo 2006
La vera storia di uno qualunque
Le pareti della stanza erano alte. molte volte aveva fissato il soffitto perdendosi nell’infinità di quelle pareti, nell’infinità della sua solitudine, non che non gli piacesse, anzi, lo trovava persino poetico. a volte però si sentiva piccolo, senza nessun punto di riferimento, solo bianche pareti alte e bianco soffitto lontano.
Quella sera il buio della stanza era acceso attorno tre candele posizionate solo apparentemente a caso nella stanza, una delle quali da li a poco avrebbe smesso di vivere in un gemito di cera incandescente. Se ne stava sul suo letto, lontano, molto lontano dalla realtà. fuori, oltre la finestra non si vedevano macchine, né persone, né emozioni, solo gli anni che furono. era vecchio, vecchio e stanco, i ricordi davanti ai suoi occhi fluttuavano tra realtà e immaginazione, sensazioni lontane, immagini sfuocate così impalpabili da non poter essere toccate dalla memoria, come se stesse rivivendo un vecchio film troppe volte già visto.
Disteso sul suo letto si ricordò i tempi in cui era bambino, non ebbe un un’infanzia molto felice. per suo padre era una specie di ritardato, fu lui a proibirgli di sognare, essenzialmente per un solo motivo: farlo assomigliare agli altri bambini della sua età. ogni volta che si comportava secondo l’istinto d’un bambino qual’era,
veniva spesso rimproverato o - peggio ancora per lui - deriso, così per qualche anno smise di parlare e credendo di essere uno sbaglio della natura, si chiuse sempre più in se stesso. non essendo degno del mondo, si sforzò per eliminare tutto ciò che sentiva dentro di se, per diventare uno di tanti.
Fu questo l’unico insegnamento di suo padre.
eliminati del tutto i suoi istinti, ritornò a parlare, si laureò come voleva suo padre, che adesso cominciava a stimarlo ed ormai era pienamente soddisfatto di lui, si sposò con Claudia, una professoressa di economia, diventò un apprezzabile avvocato…una vita invidiabile, insomma, la sua.
Nella stanza squillò il telefono, si alzò dal letto, prese la bottiglia di bourbon che stava sulla scrivania accanto al letto e diede un bel sorso. quando finì di bere, il telefono ormai non squillava più, si accese una sigaretta e tornò a sedersi sul letto.
Aveva lavorato sodo tutta la vita, era arrivato veramente in alto, ma adesso non era felice. con sua moglie ormai non parlava più, o forse non l’aveva mai fatto, forse non aveva mai parlato con nessuno.
perché da due mesi a questa parte si sentiva così solo, così vuoto? cos’aveva sbagliato? tutta la vita spesa per che cosa, visto che adesso non era felice? per che cosa? per che cosa se alla fine è tutto triste solitudine?
oggi però si sentiva di nuovo libero, libero di pensare. per tutta la vita ha sempre fatto quel che era giusto fare, adesso stava facendo qualcosa di veramente suo. ah da quanto tempo non si sentiva così…si sentiva quasi orgoglioso.
si rendeva sempre più conto che in tutti questi anni aveva perso di vista la sua vita, di non essersi mai guardato in faccia avendo paura di non piacersi, sapeva di non piacersi, non poteva essere lui l’uomo che gli compariva allo specchio da quarant’anni .
raccolse un po’ di forse, si alzo dal letto e andò davanti allo specchio.
Eccolo di nuovo di fronte se stesso, ma questa volta era diverso, gli occhi erano diversi, non erano più gli occhi affaticati e appesantiti da una vita qualunque, sembravano piuttosto gli occhi d’un bambino, gli occhi che aveva da piccolo, di nuovo lo stesso bagliore con quarant’anni di menzogne in più.
si distese nuovamente a letto, era stanco e la testa gli faceva molto male. il suo volto era segnato da molte rughe, su una di queste scorreva una lacrima che si spense sul cuscino. era consapevole per la prima volta d’essersi allontanato, già da tempo, dal proprio destino, di aver rincorso l’illusione della felicità, ma di aver sbagliato strada…adesso sapeva di aver sbagliato tutto, ma ormai gli occhi si erano fatti troppo pesanti e si addormentò prima di una delle tre candele che illuminavano la stanza.
La mattina seguente Claudia entrò nella stanza. era stata via tutta la notte, come spesso accadeva, dato che lavorava in un istituto di un paese vicino molto spesso capitava che si fermasse a dormire da una sua collega. vide suo marito ancora a letto e stava per uscire in silenzio per non svegliarlo, quando però sulla scrivania, accanto ad una bottiglia di bourbon vide due confezione dei suoi tranquillanti, si avvicinò allarmata temendo il peggio.
le confezioni erano vuote. sotto di esse c’era un biglietto sul quale c’era scritto:
“NON MI SONO SUICIDATO OGGI, MA QUARANT’ANNI FA’”